HANNO TESTIMONIATO
A FAVORE DI CONTRADA:
5 Capi di Polizia (Parlato, Coronas,Porpora, Parisi, Msone)
2 Capi del controspionaggio (Malpica, Voci)
3 Alti Commissari per la lotta alla mafia (De Francesco, Boccia, Finocchiaro)
2 Generali della Finanza (Mola e Pizzuti)
20 Questori e funzionari di PS
10 Ufficiali dei Carabinieri
50 Agenti
2 Ministri
CONTRADA HA RICEVUTO NELLA SUA CARRIERA
N.33 ENCOMI, DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE
E DI MAGISTRATI (tra cui Imposimato e Falcone)

Giacomo Riina, (cit. Lovatelli), nell’unica intervista della sua vita, con lugubre lucidità: “ LaMafia? Se esistesse-e di questo nulla saccio- se danno miliardi e libertà ai pentiti invece di farci la spremuta.. e mettono in galera il dott.Contrada che ci ha stracciato la minchia come nessun’altro per trent’anni…ha di sicuro vinto!” E poi con quel tipico filosofeggiare che per i capi corleonesi è una sorta di lupara verbale:”E d’altronde dottore…cori forti consuma la cattiva sorti”. (Chi è coraggioso stanca la fortuna.)
1962 Bruno Contrada prende servizio a Palermo e fa revocare il porto d'armi (concesso da altri, nel 1960) a Stefano Bontade, capocosca. Il contrario di quanto insinuato dai pentiti.
1972 Arrestò Leonardo Vitale per sequestro di persona ma questo fu rimesso in libertà provvisoria
1973 Dirigente Squadra Catturandi e poi divenuto Capo della Squadra Mobile di Palermo. Nel marzo, il nipote di Don Titta (Leonardo Vitale), si consegnò a Contrada dicendo che doveva confessargli i suoi peccati. Confessò l'omicidio (di cui lo stesso Contrada si era occupato), fatto alcuni anni prima, di Pinuzzo Bologna, e rimasto a carico di ignoti fino ad allora. Vitale non fu creduto, pur offrendo riscontri ad Aldo Rizzo Giudice istruttore; venne confinato in un ospedale psichiatrico e, appena uscito, la mafia lo trucidò.
1979 Boris Giuliano viene ucciso alle spalle, da Bagarella, in un bar, mentre solo prendeva un caffè. sia lui che Contrada avevano rifiutato la scorta per non mettere in pericolo altre persone.
L'ex agente della Dea e consulente della Fbi Charles Tripodi, (agente dell'antidroga americana, che testimoniò contro Contrada affermando che Boris Giuliano non si fidava di lui) nel 92, poco prima dell'arresto di Contrada, diede alla stampa un libro dal titolo "Cruzades" in cui non accenna minimamente alle affermazioni gravissime che poi farà al processo subito dopo. Perché? Solo una manovra pubblicitaria per far tradurre il suo libro in italiano…Contro le sue affermazioni ha testimoniato l'intera Questura di Palermo, perché Giuliano e Contrada erano come fratelli e non solo amici.
12 Ottobre 1979 Contrada dà l'ordine di fermare all'aeroporto John Gambino, segnalato per ipotetica appartenenza ad organizzazione criminale. In questura lo perquisiscono e siccome si paventava un suo coinvolgimento nel fino sequestro Sindona, Contrada chiede al Giudice Imposimato a Roma, cosa fare. Il giudice rispose:"se non ci sono precisi elementi a carico, rilasciarlo".
L'ingegner Parisi, era amico di Contrada. Lo restò anche dopo il suo secondo matrimonio con la signora Ziino; intrattenevano rapporti cordiali, consumavano cene insieme; tant'è che entrambi parteciparono anche al matrimonio di Guido Contrada nell'89. Contrada fu accusato di averla intimorita e minacciata, di non rivelare cose che poteva sapere sull'uccisione del marito; ma agli atti del processo queste le sue dichiarazioni: …”Ma lei cosa sa di inconfessabile sull’agguato di suo marito?””Io??Nulla!!” “Ma allora cosa la minacciava il dott.Contrada di non rivelare ?””Ah,questo poi.. non lo so!”. Terrorizzarla perché non rivelasse ciò che ignorava?..
Contrada querelò anche l'avvocato di Ziino, Galasso, il quale però si avvalse dell'immunità parlamentare.
Carmelo Canale maresciallo, collaboratore di Borsellino, divenne tenente a 51 anni per proteggerlo dopo la strage di via d'Amelio; subì' anche un processo per associazione mafiosa (assolto). Afferma che nel 92 sentì Falcone fare questa affermazione:" Il responsabile del mio attentato all’Addaura è Contrada, caro Paolo, ecco chi è. Se divento Superprocuratore Nazionale il mio primo atto sarà mettergli i ceppi a quello lì, per Dio!”. Borsellino, avrebbe detto a Canale, di tacere sull'accaduto..invece di essere solidale con Falcone in una istruttoria che smascherasse il colpevole. Falcone, allora, non solo si fidava poco anche di Borsellino, dato che la rivelazione gli sarebbe stata fatta dopo quasi tre anni dall’accaduto, ma sarebbe stato anche un vigliacco a non denunciare prima Contrada!!!.
La citazione inoltre di un collaboratore di Contrada, in quell'attentato dell'Addura, fu fatta da un ufficiale dei Carabinieri che, accusato di calunnia, patteggiò. Canale inoltre dichiarò al processo, che l’allora direttore generale dell’Alto Commissariato, prefetto Angelo Finocchiaro, nutriva forti sospetti su Contrada, ma a tale proposito Contrada non fu nemmeno interrogato. Ma il Prefetto Finocchiaro, il 4 ottobre del 95 depose ascrivendo a Contrada molte operazioni "eccezionali" , anche quelle di cui si è saputo poco (l’Autoparco di Milano, la scoperta delle società satelliti di Bernardo Provenzano, quella della famiglia Madonia utilizzata dalla Procura di Caltanissetta).
Le bugie hanno le GAMBE CORTE, ma molti si sono adoperati a costruire loro dei trampoli.
Luca Rossi, nel libro “ I Disarmati” (Ingrandimenti,Mondadori 1992) descrive uno scontro assai forte tra il giudice Ayala e il Commissario Cassarà che, in un suo rapporto mandato al Giudice Falcone, aveva annesso una foto di Ayala accanto al superpadrino Michele Greco ritrovata nella villa del boss a Casteldaccia, per di più scattata in un locale equivoco appartenente a Greco. Il giudice Ayala, però dichiarò che Falcone lo mise in guardia da Contrada "accura Contrada". Nell’Espresso allora diretto da Giovanni Valentini l’articolista Roberto Chiodi accusava Contrada di favoreggiamento nella fuga di Oliviero Tognoli collegato alla Pizza Connection. Contrada querelò e subito Il Direttore e Chiodi gli scrissero scusandosi dicendo che “erano stati male informati” e proponendogli un cospicuo risarcimento che Contrada rifiutò, rimettendo la querela avendo loro ammasso l'errore. Dopo qualche tempo, Chiodi continuava talmente a macerarsi per la gigantesca bufala che lavorando al Velino di Lino Jannuzzi si fece vivo con l'avvocato di Contrada, Pietro Milio, per chiedere se poteva fare spontaneamente qualcosa per rimediare. Ben tre Pm (Ilda Boccassini, Carmelo Petralia, Fausto Cardella), che a lungo indagarono sull’Addaura non riscontrarono mai nulla a carico di Contrada e chiesero l'archiviazione; nonostante il clima fosse tale che quando il generale Mario Mori dichiarò che Falcone non aveva mai sospettato di Contrada, la Procura di Palermo lo indagò… per falsa testimonianza!
L’ex dirigente della Criminalpol della Sicilia Orientale nonché alto funzionario del Sisde e della P.S. Luigi De Sena (incaricato dall’allora direttore del Sisde, prefetto Malpica di sondare direttamente Falcone di cosa pensasse dell’articolo dell’Espresso) dichiarò che il grande magistrato gli rispose che non solo non c’era nulla di vero ma che era disponibile anche a farne oggetto di una conferenza stampa tanto gli sembrava ingiusto il tattamento riservato a Contrada; e questo, da parte di una persona che viene descritto come uno che se era costretto a stringergli la mano dopo se la puliva, schifato, sui pantaloni; e nonostante al Processo l’allora capo della Polizia, Ferdinando Masone, testimoniasse che sebbene fosse divenuto amico intimo di Falcone a Roma mai nulla gli era stato manifestato contro Contrada; stesso racconto da parte dell’allora Comandante sezione polizia giudiziaria della Procura di Palermo, nonché ex collaboratore di Falcone, colonnello dei carabinieri Diego Minella.
Il regista Giovanni Ferrara è stato querelato da Contrada e il Tribunale di Roma lo ha condannato stabilendo che il suo era solo fango diffamatorio: collocava Contrada in via d’Amelio, pochi secondi dopo la strage di Borsellino e la sua scorta. Il tribunale stabilì una provvisionale di risarcimento di 200 milioni ma il signor Ferrara voleva lo sconto, era disposto a pagarne solo cinquanta. Contrada ha denunciato anche dei deputati come Carmine Mancuso, ma sia lui che l’avvocato Alfredo Galasso allora onorevole si guardarono bene dal rinunciare alla propria immunità parlamentare.
Marino Mannoia, pluriomicida foraggiato dallo Stato (10.000 euro al mese per 17 anni), si pente nell'89 e fino al 92 NON HA NIENTE da dire su Contrada.
Dicembre 1992, Contrada viene arrestato; nel 1993 Caselli e tutto il pool antimafia si recano in America per l'omicidio di Lima. Già che c'erano, gli chiedono se aveva qualcosa da dire su Contrada. Mannoia risponde che sa solo essere un funzionario della Polizia di Palermo. Ritornano ancora in America, gli inquirenti di Caltanissetta (il procuratore Giovanni Tinebra, Bocassini, Petralìa etc). per chiedergli se sapesse qualcosa sull'uccisione di Falcone e Borsellino; anche loro chiedono a Mannoia di Contrada e lui risponde che sa solo che è un funzionario della polizia di Palermo. Ma queste dichiarazioni a discolpa, al processo Contrada vennero OCCULTATE dall'accusa.
Nel 1994, anno di rinvio a giudizio di Contrada, il pool di Palermo torna ancora una volta in America (cercava conferme alle delazioni di Mutolo e Cancemi) ed improvvisamente Mannoia ricorda. Ma ricorda male e attraverso ricordi di altri. Dice che il costruttore Graziano ha dato un appartamento a Contrada, ma dimentica che Contrada aveva arrestato proprio Graziano per estorsione aggravata. Mannoia infangò anche Rocco Chinnici, dicendo che era nelle mani della mafia di Misilmeri, suo paese natale.
Cit. da intervista;
Lovatelli: "Il pentito Cocuzza disse una volta di lei una cosa, sui suoi presunti rapporti col capocosca Riccobono,che ne potrebbe spiegare molte altre. Disse non era Contrada che era colluso.. era Riccobono che era un suo confidente. E d’altronde, quale migliore trofeo per un segugio che immettere nel’avverso campo mafioso il cavallo di Troia di un capocosca “sbirro”?" Contrada: “Non lo nego ma Riccobono non è mai stato un mio confidente. Certo non che ne mancassimo….e Riccobono aveva fama di delatore ma io non gli avrei mai concesso quel ruolo perché gliel’avevo giurata a morte. Aveva ucciso un giovanissimo poliziotto della mia squadra, napoletano come me, a cui ero molto affezionato. Mossi mari e monti per riuscire ad arrestarlo e incarcerarlo per omicidio, per associazione di stampo mafioso, per estorsione aggravata….lo porto in Corte d’Assise e cosa succede? Che lui e Gaspare Mutolo vengono assolti e rimessi in libertà dal presidente del tribunale, quello stesso Francesco Ingargiola che anni dopo mi avrebbe incriminato perché amico di Rosario Riccobono!!"
Bruno Contrada, catturò anche Pino Greco Scarpuzzedda, il più micidiale sicario che la Mafia abbia mai avuto, nel mercato della Vucciria, a Palermo; assieme al collega della squadra mobile Enzo Speranza, oggi questore di Reggio Calabria.
Da una intervista di Lovatelli a Bruno Contrada:
Lovatelli: "Narrano le cronache che ottanta (ottanta) secondi dopo lo scoppio di via d’Amelio dove periscono Borsellino e la sua scorta una sua fulmìnea telefonata raggiunge Lorenzo Narracci, allora vicecapo del Sisde a Palermo, che secondo alcuni era anche l’intestatario di un numero di cellulare trovato vergato su un foglietto sulla collina dove partì il segnale del telecomando che fece saltare in aria Falcone e la sua scorta…a parte che secondo il perito informatico della Procura di Caltanissetta Gioachino Genchi il centro Sisde del Castello di Utveggio sempre vuoto di Domenica quell’unica Domenica dell’attentato a Borsellino non lo era; e fa un’unica telefonata. Pochi secondi dopo la strage. A chi?A lei."
Contrada:“Guardi quelli del Sisde non saranno tutti candidabili al Premio Nobel ma escludo che il Servizio Civile prediliga gente disturbata mentalmente”.
Lovatelli:"In che senso?"
“Nel senso che solo se fossi stato disturbato mentalmente avrei potuto telefonare a Lorenzo Narracci, dato che assieme ad altre undici persone ci trovavamo assieme sulla barca del mio amico commerciante di vestiti Gianni Valentino! Lorenzo Narracci, un mio fidato collaboratore, era sulla barca assieme al Capitano dei Carabinieri- suo amico -del reparto operativo di Palermo Paolo Zanaroli che era venuto con tre sue amiche e la famosa telefonata...la famosa telefonata la fece da Palermo la figlia di Valentino, Paola, che aveva saputo l’antefatto dalla televisione!
Quando il padre me la passò, pregai Valentino di ripiegare sul porto perché sapevo che il mio centro mi avrebbe chiesto notizie…ci mettemmo circa due ore per attraccare e io poi dovetti anche recarmi a casa perché ero in tenuta nautica…si figuri se io potevo essere-come si è favoleggiato –stranamente a via D’Amelio pochi minuti dopo lo scoppio!”
Ma la nomea chi l’ha messa in giro ?
“Eh la nomea…la nomea la misero in giro due non esaltanti esempi di ufficiali dei carabieri. Il capitano Umberto Sinico e il capitano Del Sole, il nome non me lo ricordo. Dissero che una fonte segreta aveva rivelato loro che ero stato fermato e identificato dalla prima volante giunta sul luogo della strage…risparmio al suo videolettore il sontuoso teatrino con cui avevano irrobustito la loro esecrabile balla: la relazione di servizio subito scomparsa in Questura…gli uomini della volante minacciati e “intimiditi”…Per farmi dire la loro “fonte segreta” ho dovuto denunciarli alla Procura di Caltanissetta…a quel punto non hanno saputo cavar di meglio dal loro squallido cilindro che coinvolgere un funzionario della squadra mobile di Palermo Alberto Diligami che è caduto letteralmente dalle nuvole sbottando che i due carabinieri dovevano essere usciti di cervello… altro processo al povero Diligami per false dichiarazioni al pubblico ministero che però, guarda caso, viene assolto con formula piena…”
"Eppure sembra incredibile che due capitani dell’Arma impazziscano all’unisono".
“Infatti non sono impazziti né certo avevano motivo per odiarmi.”
"E allora?"
“E allora qualcuno ha suggerito loro cosa dire “.
"Ma a quanto sono stati condannati?"
“A quanto sono stati condannati?? Sono d’accordo che meritassero ampiamente la galera ma non è successo loro nulla…anzi,mi sbaglio,qualcosa loro è successo. Sono stati promossi. Adesso ambedue lavorano al Sisde con il grado di colonnello".
"Questo è veramente…la degna conclusione di questa intervista, dott.Contrada. Non si sa che cosa dire. Si rimane senza fiato. C’è da vergognarsi di essere italiani. Per fortuna che sono americano".
“Io non mi vergognerò mai di essere italiano. E vorrei dire un’ultima cosa. A questa Italia avrei donata non una, ma mille vite se le avessi possedute. Ma questo paese mi ha chiesto anche l’onore. Questo è davvero troppo. Questo non potrò mai darglielo.”